LA NAVI STRUMENTI DI “SMART POWER”

Le navi possono dislocarsi liberamente nei tratti di mare prospicienti le aree d’interesse o di crisi, rimanendo al di fuori delle acque territoriali, ·consentendo la presenza, se necessario discreta, della Nazione, senza tuttavia la necessità di richiedere autorizzazioni per attraversare lo spazio aereo o il territorio di Paesi terzi.

La loro presenza, di per sé svolge una funzione di deterrenza e dissuasione, rimanendo comunque pronte in qualsiasi momento all’azione diretta, potendo modulare con gradualità il proprio intervento, secondo la volontà del Governo.

Le unità navali hanno inoltre un’intrinseca capacità duale, ossia la possibilità di essere impiegate prontamente, senza necessità di ulteriori investimenti, né di modifiche strutturali · anche in compiti non militari a supporto delle popolazioni colpite da calamità naturali, carestie, ovvero da gravi disastri, per il trasporto di materiali umanitari e di prima necessità. Tale capacità duale fa sì che le potenzialità delle navi possano essere sfruttate appieno anche in tempo di pace in Italia e all’Estero come strumento d’elezione di Soft Power, appunto.

Un ampio spettro delle capacità di cui la Marina già dispone per fini militari, è infatti pienamente applicabile al campo civile. Basti pensare alle pregiate e variegate professionalità del personale imbarcato, che spaziano dal settore dei medici a quello degli artificieri, dei subacquei, dei palombari, del personale di volo, elettricisti, tecnici informatici, ingegneri etc. etc; alle capacità d’intervento degli elicotteri nella ricerca e soccorso, nelle campagne contro gli incendi (vds. interventi in Libano degli elicotteri imbarcati sul Garibaldi nelle acque libanesi durante la fase marittima della missione Leonte del 2006, contro incendi di oliveti e boscaglia nei dintorni di Beirut).

In tal senso è stata emblematica anche l’operazione del 30° Gruppo Navale, imperniato sulla Portaerei Cavour, che è stato un esercizio di autentico “smart power”, in cui la parte “soft power” è stata dominante. La campagna navale denominata “Il sistema Paese in movimento” è stato un grande sforzo promosso dalla Marina Militare per incentivare una serie di attività promozionali, umanitarie e addestrative congiunte con le piccole marine dei paesi rivieraschi, in attività di “confidence building”/“partnership” (“soft power”) e di sicurezza marittima – antipirateria (“hard power”), durata circa 5 mesi, interessando i principali Paesi del Golfo Persico e dell’Africa (periplo dell’Africa).

 

L’obiettivo della missione era di aumentare il potere attrattivo dell’Italia, riaffermando il suo prestigio e credibilità, al di là dello stereotipo Food – Fashion – Football, in aree di primario interesse strategico ed economico, anche alla luce degli sviluppi potenziali dei rapporti commerciali con paesi che rappresentano nuovi mercati di imminente grandissima espansione e sinora poco ricettivi, per distanza e differenze culturali, alle offerte commerciali e d’interscambio con l’Italia.

 

La missione è stata un grande successo sia in termini di nuovi contratti da parte delle nostre imprese sia sotto il profilo delle relazioni istituzionali con i Paesi di nostro interesse, testimoniati anche da numerosi nuovi accordi di cooperazione militare nel settore marittimo. Purtroppo alla missione non ha fatto seguito altra iniziativa in quei mari. Anche l’attività di addestramento e pattugliamento a protezione dei campi estrattivi dell’ENI, svolta per circa un mese da Nave Borsini, a favore della nascente marina del Mozambico, non ha poi ricevuto il supporto da parte della Difesa per rendere strutturale tale cooperazione. La nostra uscita di scena, peraltro a valle della firma di un MoU (Memorandum of Understanding) con il Mozambico, sul tema della collaborazione per la sicurezza marittima nell’area, ha lasciato spazio alla Francia che ha immediatamente venduto al Mozambico alcuni piccoli pattugliatori, embrione della sua futura Marina. E’ stato un esempio di quella disconnessione fra politica estera nazionale e politica militare, di cui accennavo al precedente paragrafo.

La missione del 30° Gruppo navale ha comunque evidenziato come le Navi Militari, simbolo dell’“hard power”, siano perfettamente idonee come forza attrattiva in chiave di “soft power”. In breve, sono la perfetta sintesi dello “smart power” (hard power+soft power).

Purtroppo noi non sfruttiamo ancora a sufficienza le potenzialità di queste due facce della stessa medaglia, offerte dallo strumento marittimo a supporto della politica estera e del nostro interesse nazionale.